Cari genitori, cari allievi, cari istruttori...

Per la nostra scuola la “stagione” inizia proprio in questi giorni, con le prime comunicazioni riguardanti le date e le tariffe dei Corsi, con gli appuntamenti per la formazione, con la scelta degli allievi che entreranno a far parte dell’organico degli Istruttori della Scuola. A coloro che avranno la pazienza di leggerci, vorrei dire che la comunicazione e la formazione sono le basi per lo sviluppo e per la nostra capacità collettiva di crescere tenendo sempre al centro la rotta coinvolgente della “relazione”.    

Se questo è vero, e per noi lo è molto, siamo altresì convinti che sia impossibile mettere in pratica i principi sia dell’una che dell’altra, senza che ci sia alla base un “clima” particolare, una sorta di collante della relazione che è: il prendersi cura.  

Molte Scuole di vela, anche autorevoli, puntano alla tecnica, ad obiettivi dinamici e coinvolgenti, all’acquisizione di performances adattive, noi partiamo dal “ prendersi cura “ nella relazione. Per questo, ad esempio, aver da tanto tempo creato corsi totalmente integrati per le diverse abilità, non è stato solo un atto di bontà o semplicemente di solidarietà, è stato piuttosto dovuto alla convinzione che il rispetto e la curiosità-scoperta della differenza e della diversità diventa per i ragazzi(spesso lo è anche per gli adulti) risorsa collettiva, empowerment creativo, un serio ostacolo alla banalizzazione dei caratteri e alle prospettive di crescita unidirezionale per i nostri figli.  

Nel corso degli anni abbiamo cercato di formare, prima negli Istruttori e poi negli allievi, una dinamica del “farsi attento” come progressione di curiosità e scoperta del quotidiano. Senza sminuire una ricerca di professionalità velica alta, ad esempio lasciando dirigere i nostri corsi di formazione da Professionisti della formazione velica italiana e internazionale.  

La sicurezza in una scuola di vela è senz’altro una se non “la questione” principale. Per noi prendersi cura è sicurezza e viceversa. E’ alimentare la ricerca di proprie risorse attitudinali e cognitive che ci consentano di applicare la sicurezza sempre e non solo al richiamo dell’istruttore. Ad esempio è leggere una favola ai più piccini prima di addormentarsi, lasciando fluire in loro la sicurezza di essere ben ormeggiati, dopo una giornata di avventure straordinarie.  

L’attenzione all’alimentazione è un altro dei nostri chiodi fissi. La battaglia quotidiana con le patatine del bar del villaggio fa sorridere anche noi, ma ragionare con i ragazzi di alimentazione non solo dello stomaco e di un generico nevroticismo da pasto, ma anche di alimentazione dei muscoli, del cuore, di alimentazione di emozioni sia positive che negative, di alimentazione dello spirito, di alimentazione di buone prassi, è argomento di grande interesse per tutti.  

Abbiamo la fortuna poi di avere il grande mare davanti, maestro senza parole, esperto maieutico, straordinario vivificatore di emozioni e di risorse personali sia affettive che intellettive e motorie. Una presenza di semplice saggezza, a volte di complicità, altre di forza naturale che assieme al vento ci riporta in dimensioni più naturali e meno identitarie.    

A differenza del lago, il mare qualche volta ci obbliga all’attesa, ci costringe a non uscire al largo e questa è una buona notizia: l’attesa è diventata per molti un tempo negativo, da non vivere, a volte da rifiutare come inutile. La lentezza del navigare a vela, l’attesa per il mal tempo, fanno di questa esperienza un insegnamento forte che ci aiuta ad armonizzare i tempi troppo ansiosi, frettolosi, la nostra fame di tempo e la delusione quando quel tempo è già finito.    

Questo è in genere un problema per gli adulti più che per i ragazzi, ma abituare la propria mente e il proprio corpo alle esigenze naturali, il sintonizzarsi con l’orologio della natura, anche per i giovani è una buona esperienza.  

Per molti genitori il problema è dove mettere i figli nel periodo che va dalla chiusura delle scuole all’inizio delle vacanze della famiglia. Ovviamente se il “posto” è anche di una buona qualità di accoglienza e formativa è meglio e poi se il costo è anche adeguato è ancora meglio. Non è facile, lo so.  

Noi proviamo a fare del nostro meglio, come immagino ogni altra scuola, cercando di coniugare la qualità del nostro stare assieme, del luogo come delle persone che lo gestiscono, con il contenimento delle tariffe in relazione al periodo e alla durata. Ma da un po’ di tempo abbiamo iniziato a fare qualcosa di più per i genitori. A parte i nostri ormai famosi corsi di “figli e genitori” che attiviamo in alcune settimane della stagione(piuttosto nel mese di agosto), abbiamo colto dall’esperienza  una risorsa importante. Casualmente alcuni “adulti-genitori” hanno partecipato per qualche giorno o per una settimana all’attività della scuola come aiuto istruttore, o come cuoco, o aiutando in altra maniera(ovviamente in periodi di assenza dei propri figli). Questo ha determinato nei medesimi  dei buoni sentimenti di benessere durante e dopo il periodo, dandoci la convinzione, ancora una volta, di quanto sia benefico per noi adulti quel particolare clima di relazione d’aiuto, di presenza con piccoli insegnanti di spregiudicata immediatezza. E’ qualcosa che non cogliamo appieno solo con i nostri figli(così come loro hanno bisogno di altri “maestri” oltre al papà e alla mamma), ma è qualcosa che riaccende risorse imprevedibili in noi stessi.  

Consideratevi dunque invitati a prescindere per “dare una mano” nel nostro prendersi cura velico. Vorrei concludere con tre richieste importanti: la prima è di perdonare l’abbondanza del mio sproloquio(se anche voi avete avuto l’abbondanza di pazienza nel leggermi fin qui), la seconda è di mandarci i vostri figli(se non sono proprio stufi di vederci), e la terza è di dirlo in giro(se ritenete sia giusto farlo), che ci piacerebbe continuare a fare questo mestiere. Con i migliori saluti. Mauro Pandimiglio                     

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