Gioventù salata 2007

Gli istruttori e gli allievi di Mal di Mare 31 ottobre / 4 novembre 2007

Quando ci riunimmo sull’argomento con gli Istruttori della Scuola, su una cosa fummo subito d’accordo: che non si trattava di un semplice week-end in barca.

Era per tutti noi (un noi che comprende istruttori, allievi, barche, voglia di stare insieme, la vela, i sentimenti, gli affetti, le differenze) un pretesto per uscire dai limiti conosciuti, per dar modo alla curiosità di entrare in un nuovo luna park, in una parola: crescere. “Gioventù salata” comprendeva un po’ tutto questo e Procida, l’isola di Arturo, era là per darci modo di vivere questa nuova esperienza, un nuovo capitolo di questa bella storia che è il Mal di Mare. I brani che seguono, presi dai diari dei ragazzi ed evidenziati in corsivo, sono un po’ il profumo di questa navigazione.

Quando racconti una storia, dimentichi sempre un aspetto che invece è fondamentale e che è l’attesa. Si, i giorni che hanno preceduto la partenza e in cui tutti noi abbiamo immaginato quel che sarebbe successo, in cui abbiamo girato kilometri di pellicola nelle nostre menti:

"…oggi è il 2 novembre. Mi sveglio presto per andare alla stazione (e qui la dice lunga sull’attesa perché la partenza era prevista alle 14,45) …che mi aspettavano tutti e io non vedevo l’ora, ero emozionato di rivedere i miei amici dopo tanto tempo…"

I primi giorni sono stati duri, e inoltre bagnati. A questo si deve aggiungere un problema comune di adattamento alla barca, che in soldoni vuol dire: entrare in una cuccia di un metro quadro in due, sostenere una manovra complicatissima solo per fare la pipì, sentire lo skipper (che in questo caso sarei io) che ci urla dietro alla minima cosa che lasciamo in giro, quando a casa, lui non sa…le cose che lasciamo in giro:

" …questa crociera me la ricorderò per sempre, i primi due giorni abbiamo avuto brutto tempo, con pioggia, vento e mare grosso. Abbiamo sofferto il freddo e il mal di mare, ma alla fine ci siamo divertiti troppo! Riuscire a timonare è stato stupendo, con le onde che mi mandavano da tutt’altra parte e io che cercavo di non perdere la rotta…"

E poi c’è da prendere le misure con tutto, con la barca se no le capocciate si sprecano; con il mare che non sta certo lì ad aspettare te che impari; e poi con gli “altri”, che in uno spazio così piccino non sai mai come li devi prendere:

"…ti rendi conto che non sei stata tutto il giorno a tirare cime o a fare nodi, ma ti sei impegnata per raggiungere uno scopo o un obiettivo insieme al tuo equipaggio a cui devi qualcosa, come esso deve qualcosa a te. Se ci si riesce, su questo equilibrio si basa tutto…"

E poi arriva il sole, finalmente. I due equipaggi si ritrovano a Procida e di nuovo c’è una partenza, un lasciare la terra, il conosciuto, il fermo per:

"…ogni momento, ogni attimo è stato fantastico: le passeggiate in paese, il vento, il mare, il bagno, la torta di Arianna, la cena e il pranzo. Tutto."

Ed è proprio in questo “tutto”, che non è generico, ma piuttosto un vivere globalmente l’esperienza, che troviamo il segno e il limite di questa storia. In certi spazi, come la barca ad esempio, si cresce in un contesto dove tutto è collegato, tutto è connesso e vivo: le emozioni, il sapere e il saper fare, i sentimenti ed il sentire, la scoperta dentro e fuori di noi e di quello che “leggiamo” negli altri:

"…sono molto felice di essere venuta, e non ho nessuna voglia di andarmene. Mi è piaciuto soprattutto timonare, ma anche starmene sdraiata sul boma chiuso ad ascoltare i discorsi degli altri…" e ancora qualcun altro ….oggi è stato uno di quei giorni da aggiungere alla lista dei giorni speciali, siamo passati in mezzo agli scogli, abbiamo visto in azione le forze della natura sotto forma di fulmini arancioni all’orizzonte e infine ho visto una nuvola a forma di foglia e ho cucinato. Ad altri potrebbe sembrare una giornata come un’altra, ma a me è piaciuta particolarmente…"

Un vivere insieme dove anche gli aspetti negativi vengono prima compresi e poi condivisi:

"…poi purtroppo non siamo riusciti ad arrivare a Capri e siamo tornati indietro per fermarci in una cala più tranquilla dove, tra vari casini, siamo riusciti a cucinare una pasta al pesto cementificata e a mangiare, poi ci siamo riposati un attimo continuando a scherzare a divertirci, mentre Riccardo tentava inutilmente di avvelenare Mauro con un caffè bruciato… e ancora ….all’ormeggio in porto c’è stato un po’ di macello, ma secondo me è naturale dopo un’intera giornata di navigazione che uno può perdere colpi e comunque tranne per qualche cosa, è andato tutto bene."

Un vivere insieme dove l’imprevisto e l’avventura sono il pane quotidiano, il motore di azioni e di sens-azioni straordinarie e “ memorabili”:

"…quando l’ultima sera abbiamo navigato con il buio alla ricerca di una rada è stato bellissimo: sotto il cielo stellato e con la musica di Dario, in lontananza si vedevano i lampi e noi speravamo che non arrivassero da noi. Quella sera sono stata malinconica, sapevo che era l’ultima notte che passavamo insieme e che poi domani ci saremmo dovuti salutare."

Ecco, era giusto per dare un’idea. Alcune considerazioni a caldo, altre ne verranno e di certo ci auguriamo che altri momenti, in barca o a terra, si aggiungano a questo: che se vogliamo è stata una prova generale per accordare gli strumenti. Non vogliamo essere troppo autocelebrativi, ma credetemi, molti sono stati gli accenni entusiasti a continuare questo percorso come ad esempio:

"…stamattina Mauro ci ha svegliato alle 7,15 urlando “Dica Duca” e sbattendo alle porte. In quel momento l’abbiamo odiato tutti!!!"

Vedi l'album: Gioventù salata 2007-2008

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